La domanda che sento più spesso, quest'anno, è sempre la stessa: "Ha ancora senso fare un corso, se ChatGPT risponde a tutto gratis?" Me la fanno professionisti che sanno fare bene il loro mestiere, e da anni lo spiegano ai clienti. Hanno paura che quello che sanno valga meno, adesso che una macchina lo spiega in trenta secondi.
Indice degli argomenti
- Un risultato, non un argomento
- Accompagnamento
- Comunità
- Un punto di vista
- Problemi, necessità, competenze
- Prima chiedi, poi costruisci
- La promessa e la trasformazione
- Cinque formati a confronto
- Video, slide, audio o testo
- La struttura: cinque settimane, cinque moduli
- Lo schema di ogni lezione
- Le cose che fanno arrivare in fondo
- Ogni sabato, quello che provo sul mio lavoro. Da usare lunedì sul tuo.
- Perché funziona
- Cosa mettere dentro
- Il ritmo
- Il prezzo e l'abbonamento
- Gratis o a pagamento?
- Attirare, iscrivere, vendere
- Il lead magnet
- Il primo piccolo acquisto
- Cos'è un autorisponditore
- La sequenza di benvenuto
- La sequenza di nutrimento
- La sequenza di vendita
- Tre regole per non perdere la lista
- Come scegliere il prezzo
- Il lancio
- L'evergreen
- Lancio o evergreen?
Rispondo di sì. Ma ha senso in un modo diverso da prima. Le informazioni oggi sono ovunque, ordinate, gratuite. Quello che le persone cercano, e pagano, è altro: qualcuno che le porti a un risultato preciso, che le accompagni mentre ci provano, un gruppo di persone che fanno la stessa strada, e un punto di vista che non trovano altrove. Una macchina ti dà una risposta. Una persona ti dice quale risposta conta per te.
Vendo corsi online dal 2008, quando per farlo bisognava montare insieme WordPress e un plugin per le aree riservate. Dal 2010 lavoro su Kajabi, e dalla mia Academy sono passate più di centomila persone. Ho visto cambiare tutto più volte. Ogni volta chi aveva qualcosa da dire, e lo diceva con metodo, ha trovato il suo pubblico.
In questa guida ho messo in fila quello che uso davvero, dall'idea al lancio. Con esempi, modelli di email e qualche prompt da copiare.
Cosa compra oggi chi compra un corso
Prima di parlare di moduli e di email, conviene capire cosa sta succedendo. Chi apre il portafoglio per imparare qualcosa, oggi, non paga per sapere. Paga per riuscire. Ci sono quattro cose che un assistente IA non può dare da solo, e sono quelle su cui conviene costruire.
Un risultato, non un argomento
"Corso di Excel" è un argomento. "Prepara il report mensile per il tuo capo in un'ora invece che in un giorno" è un risultato. Il primo compete con milioni di tutorial gratuiti. Il secondo compete con pochissimi, perché parla a una persona precisa che ha un problema preciso.
Più il risultato è concreto, più è facile da vendere e da ottenere. E un risultato ottenuto è la migliore pubblicità che un corso possa avere.
Accompagnamento
Le persone non si bloccano perché non sanno. Si bloccano perché da sole non trovano il tempo, non sanno se stanno facendo bene, si scoraggiano al terzo ostacolo. Una call di gruppo ogni due settimane, una risposta alle domande entro un giorno, una correzione dei compiti: questo è quello che fa la differenza fra un corso comprato e un corso finito.
Comunità
Imparare insieme ad altri che fanno la stessa strada cambia tutto. Ci si confronta, ci si sblocca a vicenda, ci si vergogna un po' a restare indietro. Una comunità non si copia e non si scarica: è il valore aggiunto che nessuna copia pirata può portare via al tuo corso.
Un punto di vista
Le informazioni neutre le produce chiunque, anche una macchina. Il tuo modo di vedere le cose, i tuoi errori, quello che sconsigli: quello è solo tuo. Le persone non seguono un argomento. Seguono qualcuno di cui si fidano.
1Cosa insegnare, e a chi
Ho visto molti corsi fatti benissimo che non hanno venduto niente. Quasi sempre il problema non era la qualità. Era l'idea. Per questo è la prima cosa da sistemare, prima ancora di accendere una telecamera.
Problemi, necessità, competenze
Le persone comprano un corso per tre motivi:
- risolvere un problema: "non riesco a leggere l'estratto conto", "non vado d'accordo con il mio socio";
- colmare una necessità: manca qualcosa per arrivare a un obiettivo, per esempio l'inglese per avere una promozione;
- acquisire una competenza: suonare la chitarra, fotografare meglio, imparare un software.
I primi due sono i più facili da vendere, perché c'è urgenza. Il terzo funziona quando la competenza serve a qualcosa: imparare a usare uno strumento per lavorare è una cosa diversa dall'imparare un hobby.
In tutti e tre i casi, più stretto è meglio. "Ti insegno a essere felice" non convince nessuno. "Ti insegno a discutere con il tuo partner senza litigare" sì. "Ti insegno a risparmiare" è vago. "Ti insegno a leggere le bollette e tagliare le voci inutili" è concreto.
Prima chiedi, poi costruisci
Ogni volta che ho costruito un prodotto senza chiedere niente a nessuno, è andato male. Ogni volta che ho fatto due domande al mio pubblico, ho trovato l'angolo giusto. Il modo più semplice è un breve questionario con quattro domande aperte:
- Che problema hai in questo momento?
- Che obiettivo vorresti raggiungere da qui a dodici mesi?
- Cosa stai facendo per risolvere questo problema? Cosa funziona e cosa no?
- Se avessi la bacchetta magica, cosa faresti succedere adesso?
Risposte libere, niente caselle da spuntare. Ti servono le parole esatte che usano le persone, perché sono le parole che userai nella pagina di vendita. Leggile tutte, una per una. Risponderà una piccola parte della tua lista, ed è normale: quelle poche risposte valgono oro.
Se una lista ancora non ce l'hai, parla con le persone. Cinque conversazioni vere valgono più di cento ipotesi fatte alla scrivania.
La promessa e la trasformazione
La promessa è la frase che regge tutto il corso: cosa ottiene chi lo compra. La trasformazione è la stessa promessa vista da fuori: com'era prima, com'è dopo. Se insegni a suonare la chitarra, la promessa è "suonerai dieci canzoni". La trasformazione è "a fine estate suoni davanti agli amici, senza paura".
Una buona promessa decide anche cosa lasciare fuori. Non sei obbligato a dire tutto quello che sai. Sei obbligato a mantenere quello che hai promesso. Più la promessa è precisa, più il corso è corto, più è facile da finire.
Un trucco che uso spesso: lo stesso contenuto può avere promesse diverse per pubblici diversi. "Venti minuti di esercizi al giorno" e "più tonico entro l'estate" possono essere lo stesso corso. Cambia chi si riconosce nella frase.
Ho fatto un questionario alla mia lista. Insegno [argomento] a [tipo di persone].
Ecco le risposte, copiate così come sono: [incolla le risposte].
Raggruppa i problemi che tornano più spesso e dimmi, per ognuno, quante persone lo citano e con quali parole.
Poi proponimi tre possibili promesse per un corso, ognuna in una frase, con il risultato concreto e la trasformazione (prima e dopo).
Usa le parole delle persone, non le tue.2I formati: corso, percorso, membership, newsletter, community
Una volta che sai cosa insegnare, devi scegliere la forma. Non esiste un formato migliore in assoluto. Esiste quello giusto per la tua promessa, per il tuo tempo e per il modo in cui ti piace lavorare.
Cinque formati a confronto
| Formato | Cos'è | Funziona quando | Il tuo impegno |
|---|---|---|---|
| Corso registrato | Lezioni pronte, si comprano una volta | Il risultato è preciso e si ottiene seguendo dei passi | Alto all'inizio, basso dopo |
| Percorso con accompagnamento | Corso più call di gruppo, correzioni, domande | Il risultato richiede pratica e qualcuno che corregga | Costante per la durata del percorso |
| Membership | Abbonamento a contenuti che si rinnovano | Il tema evolve e le persone hanno bisogno di aggiornamenti | Continuo, ogni mese |
| Newsletter a pagamento | Un'uscita periodica via email, in abbonamento | Hai un punto di vista e la costanza di scrivere | Regolare, ogni settimana o ogni mese |
| Community | Uno spazio dove le persone si incontrano e si aiutano | Il valore sta nel confronto fra pari, non solo nei contenuti | Quotidiano, almeno all'inizio |
Il formato che vedo funzionare meglio, oggi, è il percorso con accompagnamento: un corso registrato per la parte che non cambia, più incontri dal vivo per la parte che cambia da persona a persona. Ho fatto così con il mio Bootcamp: il training dal vivo, e attorno una community dove le persone si parlavano anche fra un incontro e l'altro.
Video, slide, audio o testo
Dentro ogni formato puoi usare mezzi diversi. Il video con la tua faccia crea il legame più forte, ma chiede un po' di abitudine alla telecamera. Il video con le slide è più semplice: si sente solo la tua voce, e le slide fanno da scaletta. L'audio si ascolta mentre si guida o si cammina. Il testo si legge con più attenzione e si conserva meglio.
Al primo corso scegli un mezzo solo, quello in cui ti senti più a tuo agio. Chi è interessato al contenuto lo segue in qualunque forma.
3Progettare un corso che le persone finiscono
Riguardando i dati dei miei corsi più lunghi, anni fa, ho scoperto una cosa che non mi è piaciuta: solo una piccola parte degli studenti arrivava in fondo. Da allora progetto ogni corso con un obiettivo in più. Non basta che sia buono. Deve essere finito.
La struttura: cinque settimane, cinque moduli
Per i corsi piccoli e medi uso da anni uno schema semplice: cinque moduli, tre lezioni ciascuno, un modulo a settimana. Cinque settimane bastano per una trasformazione vera, e non sono così tante da far perdere il filo.
Il rilascio settimanale (in gergo dripping) serve a tre cose:
- non sommergere le persone con quindici lezioni tutte insieme, che è il modo più rapido per farle smettere;
- dare un ritmo, come un appuntamento fisso: ogni lunedì c'è il modulo nuovo;
- tenere la community sullo stesso punto del percorso, così le domande si aiutano a vicenda.
Mostra comunque da subito i titoli di tutti i moduli. Chi compra deve vedere la strada intera, anche se la percorre un pezzo alla volta.
Per costruire la scaletta basta carta e penna. Scrivi in alto il punto di partenza dello studente e in fondo il punto di arrivo, la trasformazione. In mezzo scrivi i passaggi intermedi: diventano i titoli dei moduli. Poi, per ogni modulo, le tre lezioni. Ogni modulo deve chiudersi con una piccola vittoria: una cosa che lo studente ha fatto, non solo capito.
Lo schema di ogni lezione
Ogni lezione segue sempre la stessa traccia in cinque parti. È lo schema che uso nei miei corsi e che trovi anche nel mio libro Chi sa fare, insegna online!:
- L'argomento e perché conta. Di cosa parliamo e che impatto ha sul lavoro o sulla vita di chi ascolta.
- La tua esperienza. Una storia vera, una difficoltà che hai attraversato, l'atteggiamento giusto per affrontare il tema.
- I passi concreti. Da tre a dieci punti, spiegati nel dettaglio. È il cuore della lezione: più o meno metà del tempo.
- Gli errori più comuni. Dove si sbaglia di solito e come evitarlo. Rispondi alle obiezioni prima che arrivino.
- Il passo successivo. Complimenti a chi è arrivato fin qui, un invito a fare l'esercizio, a scrivere nella community, a fare domande.
Una lezione di dieci, quindici minuti è la misura giusta, soprattutto all'inizio. Se una lezione diventa lunga, dividila in due. Se il corso è scritto, stima il tempo di lettura e aggiungi la metà: serve per rileggere e capire.
Le cose che fanno arrivare in fondo
- Un'email a ogni modulo nuovo, che annuncia l'argomento e ricorda la trasformazione. Sembra poco. Riporta dentro chi si era fermato.
- Un esercizio per modulo, piccolo e fattibile in mezz'ora. Si impara facendo, e ci si sente avanzare.
- Un appuntamento dal vivo, anche solo ogni due settimane, per le domande. Le persone si organizzano per esserci, e intanto vanno avanti.
- Un posto dove scrivere: una community, un gruppo. Chi pubblica i propri progressi tende a continuare.
Sto progettando un corso online. Promessa: [frase della promessa]. Chi lo segue parte da [situazione iniziale] e vuole arrivare a [risultato].
Proponimi una struttura in 5 moduli, uno a settimana, con 3 lezioni per modulo.
Per ogni modulo indica la piccola vittoria che lo studente ottiene alla fine e un esercizio pratico da fare in mezz'ora.
Per la prima lezione scrivi una scaletta in cinque parti: argomento e perché conta, spazio per una mia storia, passi concreti, errori comuni, passo successivo.
Lascia tra parentesi quadre i punti dove devo mettere la mia esperienza.Ogni sabato, quello che provo sul mio lavoro. Da usare lunedì sul tuo.
p.s. una lettera il sabato, niente di più ↑
4La newsletter a pagamento
La parola newsletter, in italiano, fa pensare alle email promozionali che arrivano ogni giorno. In origine era un'altra cosa: un bollettino, un prodotto editoriale, spesso a pagamento. È questo il senso che sta tornando. Una persona che stimi ti scrive, con regolarità, cose che non trovi altrove.
Il mezzo è lo stesso delle email di marketing. Cambia il contenuto: niente pubblicità, niente secondi fini. È questo che giustifica il prezzo.
Perché funziona
- L'email resta. Un video lo guardi una volta. Un'email la ritrovi nella tua casella quando ti serve.
- Una lettera che hai pagato la apri. E la leggi con più attenzione di una gratuita.
- Per chi scrive, serve pochissimo: una tastiera, uno strumento di email marketing, un sistema di pagamento. Puoi anche dettare a voce e trascrivere.
- Col tempo diventa un archivio: da lì nascono articoli, libri, lezioni, interventi.
Cosa mettere dentro
Non serve essere il massimo esperto al mondo. Serve saperne più della media delle persone a cui scrivi, e avere voglia di condividerlo. Una newsletter a pagamento può essere:
- editoriale: il tuo punto di vista sulle cose del tuo settore, ogni settimana;
- pratica: un tutorial, un caso, un modello da usare subito;
- un percorso: un filo che porta il lettore da un punto a un altro, uscita dopo uscita;
- una selezione: le cose che hai letto, provato, scartato, con il tuo commento.
Un esempio. Se fossi un dentista, le prime uscite potrebbero essere: come scegliere lo spazzolino, quante volte lavarsi i denti e quando, collutorio sì o no, cinque falsi miti sulla cura dei denti, come insegnarlo ai figli. Temi semplici, utili, che nessuno spiega mai con calma. E che non tolgono lavoro allo studio: chi legge prenota con più consapevolezza, appena compare un sintomo di cui ha letto.
Il ritmo
Settimanale o mensile, non c'è una regola. C'è una sola cosa obbligatoria: la puntualità. Se dici "ogni sabato", deve essere ogni sabato. Il lettore che paga si abitua all'appuntamento, e un appuntamento saltato pesa più di un contenuto meno brillante.
Prima di partire, fatti tre domande: ne so abbastanza da scrivere ogni settimana per un anno? Avrò la costanza di farlo? Sono pronto a gestirla come un'attività, cioè a cercare nuovi abbonati con la stessa cura con cui scrivo? Se la risposta è sì, scrivi le prime dieci uscite prima di vendere la prima. Ti accorgerai subito se il tema regge.
Il prezzo e l'abbonamento
Di solito si offre un abbonamento mensile e uno annuale, con l'annuale scontato: due mesi in regalo è una formula chiara e diffusa. Il prezzo dipende dal valore che dai e da chi ti legge. Una newsletter per professionisti che li aiuta a lavorare meglio può costare più di una dedicata a un hobby.
Ricordati che un abbonamento vive di due numeri: quanti entrano e quanti escono. Per questo, accanto alla scrittura, servono sempre azioni per trovare nuovi lettori:
- una pagina di presentazione chiara, con un paio di uscite di esempio da leggere gratis;
- un'email ai tuoi iscritti gratuiti che racconta il progetto;
- un passaparola premiato, per esempio un mese in regalo a chi porta un amico;
- un vantaggio per chi entra nel primo periodo, i "soci fondatori".
Gratis o a pagamento?
La risposta più utile, per molti, è: tutte e due. Una newsletter gratuita costruisce la relazione e fa conoscere il tuo modo di pensare. Una parte a pagamento, per chi vuole di più, la trasforma in un'entrata ricorrente.
Io oggi scrivo Notes, una lettera gratuita che arriva il sabato. È il primo posto dove le persone mi conoscono, e da lì capiscono se il mio modo di ragionare serve loro. Un modello che funziona bene è questo: la lettera gratuita per tutti, e per chi paga gli approfondimenti, i casi, l'archivio, un incontro dal vivo al mese.
| Gratuita | A pagamento | |
|---|---|---|
| Obiettivo | Farsi conoscere, creare fiducia | Entrata ricorrente, lettori più vicini |
| Contenuto | Idee, opinioni, segnalazioni | Approfondimenti, strumenti, casi, accesso diretto |
| Proposte commerciali | Ogni tanto, con misura | Nessuna dentro le uscite |
| Numero da guardare | Iscritti e risposte | Abbonati attivi e disdette |
5Il funnel in tre passi
Quasi nessuno compra un corso o un abbonamento da uno sconosciuto, alla prima visita. Serve un percorso che porti le persone da "non ti conosco" a "mi fido di te". Questo percorso si chiama funnel. Ci sono funnel complicatissimi, con decine di pagine e strumenti collegati fra loro. Per partire ne bastano tre passi.
Attirare, iscrivere, vendere
Attirare. Le persone giuste devono sapere che esisti. Con contenuti gratuiti (articoli, video, post, podcast), con il passaparola, con collaborazioni, oppure con una campagna a pagamento. Parlare a tutti costa caro e non porta nessuno.
Iscrivere. Chi arriva da te riceve qualcosa di utile in cambio dell'email. Da quel momento non è più un visitatore anonimo: è un contatto a cui puoi scrivere. Qui serve una landing page semplice e un buon lead magnet.
Vendere. Con le email, nel tempo, la persona ti conosce, prova i tuoi consigli, ottiene un primo risultato. Quando arriva la proposta, non è più una sorpresa: è il passo naturale.
Il lead magnet
Il lead magnet è il regalo che offri in cambio dell'email. Funziona quando risolve un problema piccolo, in fretta, alle stesse persone a cui poi venderai il corso. Qualche regola che vale sempre:
- Corto. Una guida di poche pagine, una checklist, un modello, una breve lezione video. Non un libro.
- Specifico. Un micro problema, risolto bene. Meglio "La checklist per controllare la fattura del fornitore" che "Tutto sulla contabilità".
- Collegato. Deve essere il primo gradino del tuo corso, non un argomento a parte.
- Con un titolo che promette un risultato. Chi lo legge deve capire subito cosa ottiene.
Il primo piccolo acquisto
Un passaggio che molti aggiungono, subito dopo l'iscrizione, è una proposta a prezzo basso: un complemento del regalo appena scaricato, non un doppione. Serve a trasformare un contatto in cliente con un rischio piccolo per lui.
Un esempio, con numeri inventati: cento persone arrivano sulla pagina, trenta lasciano l'email, tre comprano il piccolo prodotto. Quei pochi euro ripagano una parte della pubblicità, e ti lasciano trenta contatti a cui scrivere e tre clienti già convinti. Il guadagno vero arriva dopo, con il corso.
6L'autorisponditore e le sequenze email
Se c'è uno strumento che non ho mai rimpianto in tutti questi anni, è la lista email. E lo strumento che la fa lavorare è l'autorisponditore.
Cos'è un autorisponditore
Un autorisponditore è la funzione del tuo strumento di email marketing che invia email in automatico, quando succede qualcosa. Le scrivi una volta. Le riceve ognuno al momento giusto.
Le email che mandi sono di due tipi:
- broadcast: una singola email, mandata una volta sola a tutta la lista o a una parte. Una novità, un invito, la newsletter della settimana;
- sequenze: una serie di email che parte da un'azione della persona (si iscrive, scarica il regalo, compra) e prosegue con tempi stabiliti. Giorno zero, giorno due, giorno quattro, e così via.
Uno strumento serio deve permetterti di fare entrambe le cose, e di etichettare le persone in base a cosa fanno (chi ha comprato, chi ha cliccato), così da scrivere a ognuno quello che gli interessa.
Le sequenze che servono a chi vende corsi e newsletter sono tre: benvenuto, nutrimento, vendita.
La sequenza di benvenuto
Parte appena qualcuno si iscrive. Due o tre email nei primi giorni. La prima consegna quello che hai promesso, subito. Le altre raccontano chi sei, perché fai quello che fai, cosa può aspettarsi da te.
È il momento in cui l'attenzione è più alta: la persona ti ha appena scelto. Usalo per farti conoscere, non per vendere.
Quella domanda finale non è un dettaglio. Le risposte ti dicono cosa scrivere, e le persone che rispondono sono quelle che leggeranno anche le prossime email.
La sequenza di nutrimento
Dopo il benvenuto, la relazione va coltivata. In gergo si chiama lead nurturing. Sono email che danno valore: un consiglio, una storia, un errore da evitare, il caso di uno studente. Ogni email porta un'idea sola, e lascia il lettore con qualcosa da fare.
Può essere una sequenza automatica di cinque, sei email, oppure la tua newsletter settimanale.
La sequenza di vendita
Quando la persona ti conosce e ha già ricevuto qualcosa di utile, arriva la proposta. La sequenza di vendita è breve, di solito da tre a cinque email in pochi giorni, e ha un inizio e una fine:
- L'apertura: cos'è, per chi è, cosa ottieni, quanto costa, fino a quando.
- Il racconto: una storia o un caso che mostra la trasformazione.
- Le domande: le obiezioni più comuni, con le risposte.
- La chiusura: l'ultimo giorno, poche righe, il link.
Nota la riga "non è per te se". Dire a chi non serve il tuo corso è il modo più rapido per farti credere da chi serve.
Tre regole per non perdere la lista
- Non esagerare. Intervalli sani fra un'email e l'altra. L'eccezione sono gli ultimi giorni di un'offerta con una scadenza vera.
- Sii pertinente. Scrivi a ognuno quello che gli interessa. Chi ha già comprato non deve ricevere la sequenza di vendita dello stesso corso.
- Dai più di quanto chiedi. La maggior parte delle email deve essere utile da sola, anche per chi non comprerà mai.
E pulisci la lista ogni tanto: una lista piccola che legge vale più di una grande che ignora.
Insegno [argomento] a [tipo di persone]. Il mio lead magnet è [titolo], e il corso che vendo è [nome], che promette [risultato], al prezzo di [prezzo].
Scrivi una sequenza di benvenuto di 3 email e una sequenza di vendita di 4 email (apertura, racconto, domande, chiusura).
Tono: prima persona, frasi corte, caldo e diretto, niente punti esclamativi, niente promesse esagerate.
Ogni email deve avere un oggetto, un'idea sola e un solo invito all'azione. Nella prima email chiedi al lettore di rispondere con il suo problema principale.
Lascia tra parentesi quadre i punti dove devo inserire storie ed esempi veri.7Prezzo e lancio
Hai il corso, la lista, le email. Resta da decidere quanto chiedere e come aprire le vendite.
Come scegliere il prezzo
C'è una cosa sola che decide quanto puoi chiedere: l'autorevolezza. La stessa visita costa poco dal medico di base e molto da un primario. Il contenuto può essere simile. Cambia la fiducia.
Qualche criterio che uso:
- Parti dal risultato, non dalle ore di video. Quanto vale per chi compra arrivare in fondo? Quanto tempo, quanti errori, quanti soldi risparmia?
- L'accompagnamento costa di più. Un corso registrato e un percorso con incontri dal vivo non possono avere lo stesso prezzo.
- Dividi quello che sai in blocchi. Uno piccolo per il primo prodotto, uno più grande per il percorso, il pacchetto completo per chi vuole essere seguito.
- Il test del fratello. Venderesti questo corso, a questo prezzo, a tuo fratello o a tua sorella, guardandoli negli occhi? Se la risposta è no, qualcosa non va: nel prezzo o nel corso.
Nel libro, per un primo corso, indicavo una fascia di partenza fra i 97 e i 297 euro. Prendila come esempio, non come regola: dipende dal tuo settore e da quello che ci metti dentro. La trappola più comune, all'inizio, non è chiedere troppo. È svendersi per insicurezza.
Il lancio
Un lancio è un periodo di vendita con un'apertura e una chiusura. Per qualche giorno parli di una sola cosa, alla parte della tua lista che è interessata. Funziona perché concentra l'attenzione: come un ristorante con un menu fisso, dove pensi all'esperienza e non a cosa scegliere.
Lo divido in tre fasi:
- Selezione. Due email in pochi giorni: "sto per parlare di questo tema, ti interessa?". Chi risponde di sì entra nella lista di lancio. Gli altri non vengono disturbati.
- Contenuti. Tre o quattro email, magari un video o una diretta, ogni uno o due giorni. Insegni qualcosa di vero, risolvi un problema piccolo, fai nascere le domande a cui il corso risponde. Qui non si vende niente.
- Apertura. Le iscrizioni si aprono, di solito per cinque giorni, dal lunedì al venerdì. La pagina di vendita, le email della sequenza di vendita, una chiusura netta.
Prepara tutto partendo dalla fine: prima la pagina di vendita, poi le email che la annunciano, infine i contenuti gratuiti. Così ogni pezzo porta allo stesso punto.
La scadenza deve essere vera. Se dici che venerdì si chiude, venerdì si chiude. I bonus per chi entra durante il lancio funzionano bene: una sessione di domande dal vivo, un modello, una lezione in più. Le persone devono sentire che quello è il momento giusto per entrare, non che sono state messe sotto pressione.
E se il primo lancio va piano, rilancia. Ogni lancio insegna qualcosa: quale email ha funzionato, quale domanda tornava, quale obiezione non avevi previsto. Di solito il quarto lancio va molto meglio del primo.
L'evergreen
Un corso evergreen è sempre in vendita. Chi si iscrive al lead magnet entra in una sequenza automatica che, dopo il benvenuto e il nutrimento, fa la proposta. Ognuno ha il suo percorso e la sua scadenza personale, calcolata dal giorno in cui è entrato.
Ha un vantaggio grande: vende anche quando tu fai altro. E un limite: non puoi correggere in tempo reale come fai durante un lancio, quando leggi le risposte e adatti l'email del giorno dopo.
Lancio o evergreen?
| Lancio | Evergreen | |
|---|---|---|
| Quando vende | In finestre precise, poche volte l'anno | Tutto l'anno |
| Energia richiesta | Molta, concentrata in poche settimane | Molta all'inizio, poi manutenzione |
| Cosa impari | Molto, in fretta, dalle risposte | Più lentamente, dai numeri |
| Ideale per | Il primo corso, i percorsi con partenza comune | Un corso già collaudato, i prodotti più piccoli |
Il mio consiglio: il primo corso lancialo a mano. Scrivi le email una per una, leggi le risposte, correggi. Quando sai quali email funzionano, trasformale in una sequenza evergreen.
8I numeri da guardare
Non servono cento metriche. Ne servono poche, guardate con regolarità. Le definizioni e le formule complete le trovi nel glossario del marketing.
| Numero | Cosa ti dice | Dove intervenire se è basso |
|---|---|---|
| Conversione della pagina di iscrizione | Quanto convince il tuo lead magnet | Titolo della pagina, promessa del regalo |
| Costo per contatto | Quanto ti costa un nuovo iscritto, se usi la pubblicità | Pubblico, annuncio, lead magnet |
| Aperture, clic e risposte | Quanto la lista ti legge | Oggetti, utilità delle email, pulizia della lista |
| Conversione da iscritto a cliente | Quanto funzionano le email di vendita e l'offerta | Nutrimento, offerta, prezzo, chiarezza della promessa |
| Completamento del corso | Quanti arrivano in fondo | Lunghezza delle lezioni, esercizi, accompagnamento |
| Disdette (churn) | Quanti abbonati perdi ogni mese | Puntualità, qualità delle uscite, rapporto con i lettori |
| Entrate ricorrenti (MRR) | Quanto incassi ogni mese dagli abbonamenti | Nuovi abbonati e disdette, insieme |
| Valore del cliente nel tempo | Quanto vale uno studente in tutto il rapporto con te | Il prossimo passo da proporre dopo il corso |
Il completamento del corso è il numero che guardo con più attenzione. Chi finisce ottiene il risultato, e chi ottiene il risultato torna e porta altri.
Gli strumenti
Per vendere un corso o una newsletter ti servono quattro cose: un modo per comunicare (le email), una pagina per presentare l'offerta, un sistema per farti pagare e uno spazio per consegnare i contenuti. Puoi metterle insieme con strumenti diversi, collegati fra loro, o usare una piattaforma che le fa tutte.
Io uso Kajabi dal 2010, per un motivo semplice: corsi, community, email, pagamenti, sito e automazioni sono nello stesso posto, e non devo tenere in piedi collegamenti che si rompono. Per chi vende conoscenza e non ha un reparto tecnico, è un vantaggio che conta più di ogni singola funzione. Se vuoi capire come impostarlo bene, ho scritto una guida a Kajabi apposta. Se vuoi provarlo, puoi farlo con il mio link.
Il passo successivo
Se sei all'inizio, fai una cosa sola questa settimana: manda il questionario con le quattro domande a chi ti segue, o fai cinque telefonate. Da lì nasce la promessa, e dalla promessa nasce tutto il resto.
Se vuoi approfondire, il percorso completo per trasformare quello che sai in un corso è nel mio libro Chi sa fare, insegna online!, e per la newsletter a pagamento c'è il corso Membership Facile: li trovi in Libri e corsi. Per vedere come scrivo io alla mia lista, iscriviti a Notes. E se hai già un corso, una lista o un'idea precisa e vuoi un parere su come portarla avanti, parliamone.
Domande frequenti
Con l'IA che spiega tutto gratis, ha ancora senso creare un corso?
Sì, se il corso dà quello che l'IA da sola non dà: un risultato preciso, qualcuno che ti accompagna, un gruppo con cui confrontarti, un punto di vista. Le informazioni sono ovunque. Il percorso per usarle, nel modo giusto per te, no.
Quanto deve essere lungo un corso online?
Il minimo necessario per mantenere la promessa. Per i corsi piccoli e medi uso cinque moduli da tre lezioni, un modulo a settimana, con lezioni da dieci, quindici minuti. Se ti serve molto di più, probabilmente la promessa è troppo larga.
Mi serve una lista per vendere il primo corso?
Aiuta moltissimo, ma puoi cominciare anche con poche persone. Un primo gruppo piccolo, seguito bene, ti dà testimonianze, correzioni e le parole giuste per la pagina di vendita. Intanto costruisci la lista con un lead magnet e una newsletter.
Newsletter gratuita o a pagamento?
Spesso tutte e due: la gratuita per farti conoscere, la parte a pagamento per chi vuole approfondire. Prima di far pagare, verifica di poter scrivere con regolarità per molti mesi: la puntualità conta quanto i contenuti.
Meglio un lancio o un corso sempre in vendita?
Il primo corso lancialo a mano: impari in fretta cosa funziona. Quando le email sono collaudate, puoi trasformarle in una sequenza evergreen e tenere i lanci per le novità e i percorsi dal vivo.
Come proteggo il corso dalle copie pirata?
La protezione migliore è il valore che non si copia: le call dal vivo, la community, le risposte alle domande, le correzioni. Chi copia le lezioni non ha niente di tutto questo.
