Come organizzo e creo interviste

branding business mindset e produttività web marketing Oct 06, 2025
Come organizzo e creo interviste

Hai mai pensato di pubblicare interviste all’interno del tuo blog, newsletter o canali social?

Se non l’hai mai fatto, lascia che ti dica una cosa: stai perdendo una delle strategie di contenuto più potenti, sottovalutate e versatili che esistano.

Le interviste non sono solo un “contenuto in più” da buttare nel calendario editoriale. Sono uno strumento capace di moltiplicare il valore del tuo lavoro, posizionarti come figura di riferimento, generare connessioni autentiche e — perché no — semplificarti la vita quando sei a corto di idee.

Oggi voglio raccontarti come le organizzo e come le realizzo, condividendo errori, trucchi e buone pratiche. Ti mostrerò perché le interviste funzionano e come trasformarle in un asset che continua a lavorare per te anche mesi o anni dopo la pubblicazione.

Perché le interviste sono una miniera d’oro

Partiamo da qui. Perché dovresti investire tempo nel fare interviste?

Ti do almeno 6 motivi concreti :

  1. Contenuto pronto all’uso. Non devi inventarti tutto: parti dalle risposte del tuo ospite e costruisci attorno a lui/lei.

  2. SEO e discoverability. Ogni nome intervistato aggiunge keyword, citazioni e autorità che i motori di ricerca premiano.

  3. Multiformato. Con un’intervista ottieni testo, audio, video e spezzoni da usare sui social.

  4. Relazioni. Connettersi con esperti e influencer apre porte: a nuove community, a collaborazioni, a credibilità.

  5. Autorità riflessa. Parte della fiducia riposta nell’intervistato si trasferisce anche su di te.

  6. Apprendimento personale. Non dimentichiamolo: ogni intervista è un’occasione per imparare.

Un esempio?

Quando ho intervistato un giovane influencer TikTok (completamente fuori dal mio settore), ho ottenuto tre vantaggi inaspettati: insight sul linguaggio delle nuove generazioni, esposizione a un’audience completamente nuova e contenuti che hanno performato molto bene per settimane.

Prima dell’intervista: la preparazione è metà del lavoro

Qui la differenza tra un’intervista mediocre e una memorabile.

1. Trova la persona giusta

Non deve essere la più famosa, ma la più rilevante per la tua audience.

Fai una lista di candidati e chiediti: questa persona può offrire valore concreto al mio pubblico?

👉 Pro tip: non limitarti al tuo settore. A volte un punto di vista “laterale” genera spunti sorprendenti.

Un esempio concreto è quando ho intervistato Leonardo Maini Barbieri, che parla di stile e moda.

2. Fai le tue ricerche 

Non presentarti impreparato. Studia i contenuti, le interviste passate, i valori, gli obiettivi.

Più conosci l’ospite, più sarai in grado di porre domande interessanti e non banali.

3. Crea uno schema

Immagina l’intervista come un viaggio: introduzione, sviluppo, conclusione.

Non serve scrivere un copione, ma avere una traccia per mantenere il ritmo.

4. Prepara domande intelligenti

Evita i cliché. Se l’ospite ha già risposto cento volte alla stessa domanda, perché dovrebbe appassionarsi ancora?

Meglio poche domande, mirate e stimolanti.

Ad esempio quando ho intervistato Marco Montemagno, l’intervista programmata per durare 20 minuti si è protratta per quasi 50 minuti, tutto merito delle domande e del coinvolgimento dell’intervistato.

5. Scegli il formato giusto

Dal vivo, in video call, via e-mail: ogni scelta ha pro e contro.

Io prediligo la video call perché mi permette di avere subito materiale audio e video da riutilizzare.

Durante l’intervista: le regole d’oro

1. Fai una chiacchierata, non un interrogatorio

Metti l’ospite a suo agio. Una buona intervista assomiglia più a una conversazione che a un quiz.

2. Rompi il ghiaccio

Inizia con domande semplici o aneddoti personali. Serve a scaldare il tono e creare connessione.

3. Sii flessibile

Hai una scaletta, ma non è legge. Se emerge un tema interessante, seguilo. Le risposte più autentiche spesso nascono fuori copione.

4. Ascolta davvero 

Non pensare già alla prossima domanda. Rimani presente, ascolta e fai domande di follow-up. Questo crea profondità.

5. Valorizza i silenzi

Non riempire ogni pausa: lascia spazio all’ospite di riflettere e aggiungere dettagli.

Dopo l’intervista: dove si crea davvero il valore

Molti pensano che il lavoro finisca quando chiudi Zoom. In realtà, è lì che inizia la parte più strategica.

  • Trascrivi e pubblica. Crea un articolo leggibile, con sottotitoli chiari, citazioni evidenziate, call to action finale.

  • Sfrutta il multiformato.

    • Pubblica l’intervista integrale su YouTube o come podcast.

    • Crea clip brevi per i social.

    • Usa frasi forti come citazioni visive su LinkedIn o Instagram.

  • Promuovi. Coinvolgi l’ospite chiedendogli di condividere. Spiega ai tuoi follower perché dovrebbero leggere o guardare.

  • Riutilizza. Ogni intervista può generare settimane di contenuti.

  • Se l’intervistato è d’accordo, pubblica un “dietro le quinte” o un “fuori onda”. Come è successo quando ho intervistato Taghera.

Gli errori da evitare

Dopo anni di interviste, ho visto (e commesso) parecchi errori. Ecco i più comuni:

  • Essere troppo formale → l’ospite non si apre.

  • Fare troppe domande → il lettore si perde.

  • Non fare ricerche → domande banali, risposte scontate.

  • Non promuovere l’intervista → contenuto sprecato.

La paura di chiedere: “E se mi dice di no?”

Qui arriva la parte difficile.

Non è trovare il software per registrare, né scrivere le domande.

Il vero blocco è chiedere l’intervista .

Molti mi scrivono: “Chi sono io per chiedere tempo a questa persona? Mi dirà di no, non mi risponderà mai, non sono abbastanza importante…”

Questa è la sindrome dell’impostore che parla.

E ti assicuro che non sei l’unico a sentirla.

La verità?

  • Più persone di quante immagini sono felici di essere intervistate, perché significa visibilità anche per loro.

  • Non serve avere un pubblico gigantesco: spesso basta presentarsi in modo chiaro e professionale.

  • Il “no” peggiore che puoi ricevere è… un silenzio. E non è certo la fine del mondo.

Io stesso, agli inizi, ho rimandato per mesi a contattare esperti che stimavo. Poi ho provato. Alcuni mi hanno ignorato, altri mi hanno detto “non ora, ma più avanti”. Ma qualcuno ha detto sì.

E quell’unico sì ha cambiato tutto: ha aperto la porta a nuove interviste, nuove connessioni, nuove opportunità.

Ho ricevuto dei NO? Certo e anche con motivazione o risposte molto buffe:

“Valerio, facciamo una cosa, non farmi perdere tempo, così non lo perdi neanche tu” oppure “Grazie per avermi scelto di essere intervistato ma quello che fai non mi piace, quindi no”. Simpatici vero? 😄

Poi però ho intervistato decine di persone (inclusi competitor), ma sempre persone super interessanti, eccone alcuni:

  • Marco Montemagno - Volto super noto del web e della TV

  • Robin Good - Pioniere dell’era digitale in Italia

  • Cecilia Sardeo - Forse la prima donna italiana a fare marketing online da professionista

  • Leonardo Maini Barbieri - Tik Toker di lifestyle e moda.

  • Giorgia Sottana e Gabriele Bani - Rispettivamente capitana della nazionale femminile di basket e il suo mental coach.

  • Antonio Panìco - Il business coach n.1 in Italia e pluripremiato in Europa.

  • Valeria Cagnina - Giovanissima esperta di robotica.

  • Luca Mazzucchelli - Lo psicologo italiano più famoso del web.

  • Marco Scabia - Esperto di lancio e titolare di Product Launch Formula per l’Italia.

  • Veronica Gentili - Ovvero Miss Social Media.

  • Raffaele Gaito - Growth Hacker.

  • Taghera - Artista e Tik Toker.

  • Filippo Rossi - Inventore del metodo di Lettura 3D.

…e molti altri 😅

👉 Ricordati: non serve essere qualcuno per iniziare, è iniziando che diventi qualcuno.

Case study: un’intervista che ha fatto la differenza

Tempo fa ho intervistato Filippo Rossi, inventore di un sistema di lettura veloce che uso anche io.

Avevo preparato domande simili a quelle che trovavi già in decine di podcast. Poi, quasi per caso, gli ho chiesto qualcosa di più personale, sulle scelte che ha fatto e la sua filosofia di vita.

Dopo un attimo di silenzio ne uscì una storia personale che nessun altro aveva mai raccontato, e quell’estratto diventò virale.

Morale: non sono le domande standard a fare la differenza, ma il coraggio di andare un passo più in profondità.

Perché dovresti iniziare subito

Fare interviste può metterti fuori dalla zona di comfort. Ti espone, ti costringe ad ascoltare, ti obbliga a studiare. Ma è proprio questo il punto: ti fa crescere come creatore e come professionista .

Ogni intervista è:

  • un contenuto di valore,

  • un’opportunità di networking,

  • un asset evergreen che continua a portarti risultati.

Il mio consiglio è semplice: scegli una persona, scrivi tre domande e chiedi 20 minuti del suo tempo.

Scoprirai che non è complicato come sembra, e i benefici arrivano molto prima di quanto immagini.

Conclusione

Le interviste non sono solo un modo per riempire un calendario editoriale. Sono un moltiplicatore di crescita.

Ti danno contenuti, reputazione, connessioni e nuove idee.

Ti aiutano a parlare meno e ascoltare di più.

Ti permettono di dare spazio ad altre voci, costruendo un ecosistema di valore attorno al tuo brand.

E la cosa migliore?

Una volta che inizi, diventa un circolo virtuoso: più interviste fai, più persone vorranno essere intervistate da te.

Quindi, se non lo hai ancora fatto, il momento giusto per iniziare è adesso.

Come sempre, fai la differenza!

Valerio

Questo articolo è stato pubblicato su Substack il giorno 29/09/2025

Valerio AI

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