Intervista a Valeria Cagnina, esperta di robotica e tech

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Intervista a Valeria Cagnina, esperta di robotica e tech

Valerio Fioretti

Valerio Fioretti è lo specialista del web marketing per le piccole e medie imprese (PMI). A differenza di tutti gli altri consulenti e coach che puntano a insegnare agli hobbisti o ad aspiranti marketer, Valerio offre formazione specializzata e consulenza operativa solo agli imprenditori che vogliono sfruttare appieno le incredibili opportunità del marketing online ed essere due passi avanti rispetto ai loro competitor.

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Valeria Cagnina, insieme a Francesco Baldassarre, è Co-Founder e Mentor di OFpassiON, azienda di robotica educativa che offre una formazione a 360° secondo un metodo innovativo e rivolto a tutte le età. In quest'intervista ci racconta la sua storia.

Valeria Cagnina: non avevo mai sentito parlare di lei, finché non mi sono imbattuto in un post sui social in cui qualcuno aveva chiesto “In questo momento, quali sono secondo te le persone in Italia che stanno facendo la differenza e che ancora nessuno conosce, perché non sono venute allo scoperto in maniera eclatante sulla stampa, sui social o su altri media?”.

Qualcuno aveva citato proprio lei, sostenendo come, seppur giovanissima, fosse esperta di robotica e si proponesse di insegnarla a bambini, ragazzi, insegnanti, imprenditori e chiunque volesse apprendere di più attraverso metodologie diverse, con l’utilizzo delle nuove tecnologie e, appunto, della robotica.

Tra le cose interessanti, si diceva che la scuola superiore che frequentava l'aveva messa nelle condizioni di abbandonare gli studi e presentarsi da privatista per gli esami di maturità nel 2019; nonostante gli ottimi voti, infatti, non erano tollerate le sue numerose assenze dovute al lavoro – oltre a quelle legate alle sue esperienze all'estero, come quella al M.I.T, il Massachusetts Institute of Technology, di Boston.

Un personaggio assolutamente da scoprire, quindi: una super giovane italiana, una grande mente, una grandissima appassionata che ottiene, ha ottenuto e otterrà sicuramente una valanga di risultati, e che io ho intervistato per tutti quanti voi, qui su Valerio.it.

Buona lettura!

L'intervista a Valeria Cagnina

Valerio: Buongiorno a tutti, sono Valerio Fioretti di Valerio.it e oggi ho il piacere di avere con noi una giovanissima imprenditrice, Valeria Cagnina. Ciao Valeria.

Valeria: Ciao a tutti.

Valerio: Ok. Allora, Valeria, raccontaci un po’ di te. A parte che hai un nome bellissimo, raccontaci un po’ di te, un po’ la tua storia, quello che stai facendo e perché lo stai facendo.

Valeria: Io sono appassionata di robotica fin da quando ero piccola. Dopo aver visto una pianta digitale al CoderDojo di Milano, ho cominciato ad appassionarmi alla robotica a 11 anni costruendo il mio primo robot. Era una semplice pianta che interagiva con l’ambiente circostante tramite Arduino (una piccola scheda elettronica), e poteva essere più felice o più triste in base al fatto che ci fosse qualcuno con lei o fosse da sola. Mi è piaciuto un sacco, così ho deciso che anch’io volevo sperimentare qualcosa con questa scheda e costruire il mio primo robot. Seguendo dei video su YouTube, a 11 anni, ho costruito il mio primo robot.

Valerio: Wow.

Valeria: Poi da lì mi si è aperto il mondo, perché costruire un robot mi sembrava una cosa semplice e pensavo che anche altri bambini della mia età l’avessero fatto, ma ho scoperto ben presto che nel mondo dei grandi non era così tanto comune, a 11 anni. Mi hanno invitata a vari eventi e conferenze in giro per l’Italia che mi hanno portato a 14 anni a parlare in un TEDx. Ovviamente non volevo fermarmi, perché dopo un po’ era limitativo costruire soltanto robot con Arduino. Volevo provare a sperimentare cose più complesse. Un giorno, girando on-line, mi sono imbattuta nei video della Boston Dynamics, dell’M.I.T., quelli dei robot umanoidi che fanno parkour, che saltano, fan capriole, camminano sulla neve, che sono anche diventati virali. Mi è piaciuto un sacco, mi affascinava tantissimo, e così anch’io volevo arrivare al M.I.T. di Boston a vedere come facevano questi robot, come facevano a farli saltare, muovere. Così ho cominciato un po’ a stalkerare, a mandare e-mail a tutti i dipartimenti dell’ M.I.T., a tutti i vari laboratori, a tutte le e-mail che trovavo on-line, chiedendo “posso venire a fare qualcosa con voi?”. Dopo qualche mese, un dipartimento mi ha risposto, quello della Duckietown. Dopo avermi messo un po’ alla prova (mi hanno inviato un kit di un robot per me molto complesso, che richiedeva basi universitarie, mentre io facevo appena l’inizio delle superiori), mi hanno invitato a trascorrere l’intera estate a Boston…

Valerio: Wow.

Valeria: … nel loro progetto Duckietown per costruire questo robot. Il robot era praticamente una macchinina autonoma che andava in giro da sola per una città evitando gli altri pedoni, gli altri veicoli, fermandosi agli incroci, leggendo cartelli stradali e semafori. Facendo questo, io dovevo essere la senior tester, quindi semplificare i tutorial universitari per renderli fattibili ai ragazzi delle superiori. Questo è ora un progetto open source, chiunque in qualsiasi parte del mondo può seguire e costruire la propria macchinina autonoma tipo Tesla, Wall Car, che va in giro da sola.

Valerio: Bellissimo. Tu quanti anni avevi quando hai fatto questa cosa a Boston (se era a Boston)?

Valeria: Ero piccola, avevo 15 anni.

Valerio: Wow, complimenti. Senti, con l’inglese come te la sei cavata?

Valeria: Con l’inglese, all’inizio, soprattutto avendo a che fare con gli adolescenti, è stato molto difficile. Dopo un po’ però, a forza di praticarlo, di usarlo, di parlarlo tutti i giorni per tre mesi, diventi confidente, impari a usarlo. Io continuavo comunque a parlare con persone diverse, a parlare con persone che venivano da parti diverse del mondo, quindi con accenti molto diversi, e dunque sperimentavo tanti modi diversi di parlare l’inglese. Anche girando tra i vari laboratori del M.I.T. ho incontrato tantissime persone, ho chiesto a tantissime persone come avessero fatto ad arrivare lì, qual era stato il loro sogno per arrivare lì, su quali progetti stessero lavorando. Lì al M.I.T., nella parte del Media Lab, ho scoperto che la scuola non deve per forza essere noiosa come la pensiamo in Italia, ma può essere anche divertente, giocosa, non bisogna per forza annoiarsi su un banco di scuola. Le stesse cose si possono imparare, se non meglio, divertendosi, giocando con tanta creatività, fantasia. Ho deciso di fare un po’ mia questa cosa che ho visto al M.I.T., e appena sono tornata in Italia ho cominciato, all’inizio, a fare semplici lezioni con dei bambini che venivano da me, qualche altra lezione su Skype. La cosa è poi cresciuta in maniera esponenziale e adesso ho un team di una decina di insegnanti. Soprattutto, quella che era una semplice scuola è diventata una vera e propria azienda di robotica educativa, e insieme al mio socio Francesco Baldassarre andiamo un po’ dappertutto in giro per l’Italia, per l’Europa e per il mondo a fare attività di robotica, a partire dai bimbi piccoli piccoli di tre anni dell’asilo, fino poi ad arrivare a ragazzi più grandi, adolescenti, ma anche adulti. Per esempio, abbiamo fatto con degli insegnanti dei corsi certificati M.I.U.R., oppure arriviamo anche a fare raising building aziendali con grandi aziende come possono essere Cisco, Michelin, Allianz, IBM, usando la robotica come strumento per trasmettere sia hard skills ma soprattutto soft skills che loro possono in qualche modo reimpiegare nella vita di tutti giorni.

Valerio: Ah, bellissimo. Quello che tu fai è un po’ come LEGO serious play? Cioè, l’utilizzo…

Valeria: È un po’ diverso.

Valerio: … un po’ diverso, ok. Senti, questa azienda quando è nata? È nata un po’ di tempo dopo che sei stata a Boston, immagino.

Valeria: Sì, ho cominciato quando avevo 16 anni, da quando ho potuto cominciare a lavorare ho iniziato con questa azienda. Per adesso, visto che è ancora piccola perché in Italia non si può aprire partita IVA fino ai 18 anni, ho messo una la partita IVA di mia mamma che fa tutt’altro, ma ha aperto i codici a posta per me e Francesco. Adesso che sono maggiorenne, tra poco finiremo tutta la burocrazia e apriremo proprio la nostra azienda.

Valerio: Senti, i tuoi genitori, la tua famiglia, come ha preso questa tua passione sfegatata per la robotica e per la tecnologia? Ti hanno appoggiato subito fin dall’inizio o hai dovuto convincerli in qualche modo?

Valeria: I miei genitori non ne hanno mai capito e non ne capiscono niente del mondo informatico e tecnologico…

Valerio: Ok.

Valeria: … perché si occupano di tutt’altro, fanno impianti frigoriferi industriali. Però quello che hanno fatto è stato di appoggiarmi sempre, anche se all’inizio hanno visto un po’ strana questa mia passione, troppo lontana da quello che facevano loro. Anche quando rompevo che volevo andare a Milano al CoderDojo, o che volevo andare a un dato evento di formazione, o a vedere qualcos’altro, o che volevo contattare qualcuno, mi hanno sempre appoggiata, lasciato fare. All’inizio mi hanno aiutato di più, ovviamente, quando ho cominciato, ma adesso la nostra azienda, mia e di Francesco, è diventata sostenibile senza problemi.

Valerio: Wow, complimenti. Senti, una cosa, in tutto questo la scuola che ruolo ha avuto? Nel senso che sicuramente hai avuto delle buone basi, dei buoni insegnanti, per appassionarti presumo alla matematica, alla fisica, all’inglese. Diversamente avresti forse avuto qualche difficoltà in più, rispetto a chi magari non apprezza il proprio insegnante o non studia abbastanza o si ritrova magari in una classe di un livello che non riesce a seguire il passo con le proprie passioni. Però poi hai deciso di metterti al lavoro a 15-16 anni, e come hai fatto con gli studi?

Valeria: Io non ho mai avuto esattamente un buon rapporto con la scuola. Ho sempre frequentato la scuola pubblica, però la scuola tradizionale italiana non è molto pronta ad avere qualcuno che ha una passione, che vuole fare qualcosa di diverso al di fuori della scuola, e non semplicemente fare scuola e al massimo sport come fanno la maggior parte dei ragazzi. Cerca sempre di appiattire chi ha una passione, chi ha una visione diversa. Io anche se con diversi problemi, anche se mi rompeva parecchio la scuola, l’ho frequentata normalmente fino alla quarta superiore, sino all’anno scorso. Poi, dopo, è diventato però impossibile l’incontro tra questi due mondi tanto lontani, anche se io riuscivo senza problemi a studiare, ad avere buoni voti, anche la media dell’8 e del 9. La scuola voleva lo studente classico modello che non fa senza. Io invece riuscivo, anche facendo assenze, a coniugare i due mondi, ma alla scuola non andava bene e alla fine la preside mi ha detto che non potevo fare così, che altrimenti non mi avrebbe ammesso alla maturità, quindi darò la maturità da privatista alla fine di questo anno scolastico.

Valerio: Ah, quindi fra qualche mese fai la maturità?

Valeria: Sì.

Valerio: Ok. Vanno bene le materie che sono uscite, ti piacciono?

Valeria: Sì, più o meno.

Valerio: Che istituto fai tu, che scuola fai? … Ti ho persa per un istante.

Valeria:

Valerio: Scusami, ti ho persa per un istante, puoi ripetere?

Valeria: Istituto tecnico informatico. Sì, informatico.

La filosofia alla base di OFpassiON, social e tecnologia

Valerio: Istituto tecnico informatico, ok. Ascolta, quindi c’è stato un attrito fra te e la scuola, e hai fatto la scelta, ovviamente, di proseguire per il tuo sogno e di portare avanti la tua idea imprenditoriale. Però presumo che dietro ci sia qualcosa di più, nel senso… Le persone che io intervisto di solito in questa rubrica hanno tutti un messaggio da dare al mondo, hanno una missione che va al di là del progetto imprenditoriale del fare la grana. Si tratta di fare la differenza nei confronti di quello che ci circonda e apportare un proprio contributo alla società. La tua idea qual è? Qual è la tua filosofia?

Valeria: Sì, la nostra idea, con la nostra scuola, è quella di rivoluzionare il modo in cui le persone imparano un po’ in giro per tutto il mondo. Per fare questo stiamo già cominciando a farlo con tutte le varie attività e corsi, ma in futuro vogliamo farlo sempre di più seguendo le 10 regole della nostra scuola. Sono delle regole molto particolari di cui la prima è che niente è impossibile. Se si crede che niente è impossibile e non si dice mai “non ce la faccio”, si può partire sempre in maniera positiva, non arrendendosi mai e raggiungendo qualsiasi obiettivo inseguendo le proprie passioni, imparando sempre divertendosi con il learn by doing, senza lezioni frontali teoriche e noiose. Cerchiamo anche di trasmettere quanto sia importante sapere l’inglese e l’importanza dell’inglese anche in Italia e non solo. Cerchiamo inoltre di insegnare un uso consapevole dei social, di Internet, per permettere ai bambini e ai ragazzi di avventurarsi nel mondo digitale senza la paura che gli viene imposta a scuola secondo cui Internet è l’uomo nero e non si può usare.

Valerio: Ok, benissimo. Colgo subito la palla al balzo per farti questa domanda: come vedi l’utilizzo dei social in particolare, di Internet in generale, fra i più giovani, dai pre-teen ai teen ager (di cui fai parte)? Sui media si parla in continuazione di chi, di gente tappata in casa, di gente condizionata dai social, di cavolate fatte in giro per la rete. Io sono dell’idea che comunque uno le cavolate le fa in ogni caso, a prescindere dai social. Qual è il tuo punto di vista, che cosa c’è di buono, e come i giovani come te possono utilizzare questa tecnologia per stare in contatto, progredire, imparare, cosa ne pensi?

Valeria: Penso che la tecnologia è sicuramente un buon strumento, e anche tutta la parte online digitale non va demonizzata come fanno la maggior parte delle persone. Molto spesso viene demonizzata dalle persone che non la conoscono o non hanno voglia di conoscerla. Le opportunità che si possono trovare online sono moltissime, secondo me quello che dovrebbe fare la scuola italiana (che è poi quello che cerchiamo di fare anche noi per sopperire proprio a quel che non fa la scuola italiana), è quello di insegnare che su YouTube, sui social, non si può soltanto usare Fortnite o altri giochi del genere, ma ci si può aprire un mondo. Su YouTube si possono seguire tantissimi tutorial per appassionarsi a qualsiasi campo non solo tecnologico; io, per esempio, per la tesina di terza media ho usato i social. Si possono contattare personaggi molto importanti, io per esempio ho contattato l’astronauta Luca Parmitano mentre era nello spazio. I social sono quindi uno strumento che bisogna imparare ad usare fin da quando si è piccoli per farne uno strumento che poi ci può essere utile nel futuro. Per esempio, adesso, la maggior parte del nostro lavoro la facciamo grazie ai social e a tutta la parte online.

Valerio: Come li usate voi? Che tipo di impiego fatte dei social, pubblicate dei tutorial, pubblicate dei video, lo usate solo a livello promozionale, che strategia adottate, più o meno?

Valeria: Noi raccontiamo un po’ quello che facciamo in giro nelle varie attività, nei vari eventi, abbiamo un sito dove mettiamo tutti i nostri eventi, le nostre attività, abbiamo il canale YouTube in cui raccontiamo la nostra filosofia di scuola, in cui facciamo vedere come lavoriamo. Cerchiamo di mettere tutto insieme, tutte le diverse attività per dare una panoramica il più possibile ampia alle persone che ci guardano.

Progetti e ispirazioni

Valerio: Ok. Adesso quali sono i vostri progetti, da qui in avanti, magari appena avrai concluso la maturità? Ti si aprirà un mondo, penso che ti toglierai un grosso peso con la fine delle superiori. Che cosa accadrà a te e al tuo socio e alla vostra impresa, quali sono le prospettive e i progetti che avete in cantiere, se ci puoi dire qualcosa?

Valeria: Sì, una cosa che ci piacerebbe fare a breve, anche prima che io faccia la maturità, è quella di lanciare una rete di persone che abbraccino la filosofia della nostra scuola e che vogliano replicare una scuola come la nostra in altre parti d’Italia e d’Europa, così da dare la possibilità al maggior numero di bambini e ragazzi di imparare in un modo diverso. Invece, più a lungo termine, ci piacerebbe far diventare la nostra scuola una scuola che si frequenta non solo come attività extrascolastica, ma che possa anche essere frequentata in sostituzione alla scuola normale, per imparare in un modo diverso. Ci piacerebbe inoltre sviluppare, direttamente noi, una parte di ricerca e sviluppo per sviluppare le strumentazioni robotiche e di programmazione che usiamo, per fare in modo che siano più perfette e performanti sulle nostre esigenze.

Valerio: Ah, fantastico. Senti, ti ispiri a qualcuno, c’è qualcuno che ammiri in particolare, un personaggio del presente o del passato? Per esempio Elon Musk, Steve Jobs o qualcuno magari di meno famoso o meno conosciuto. Oppure, hai qualche libro preferito che ti ha ispirata nel portare avanti questo tuo messaggio?

Valeria: Esattamente una persona in particolare no, però mi piace ispirarmi a grandi personaggi come possono essere Luca Parmitano, oppure anche Bebe Vio. Mi piace anche soprattutto prendere ispirazione dalle persone che incontro tutti i giorni, come possono essere quelle che ho incontrato all’M.I.T. che venivano da parti del mondo diverse, quelle che incontro agli eventi, o semplicemente anche dai miei amici che mi possono ispirare in qualche modo diverso dal comune.

Valerio: Ok, e la tua attività adesso quanto occupa della tua giornata, mediamente?

Valeria: Non so, non esiste un tempo specifico, mi diverto in quello che faccio e lo faccio sempre quando posso. Ho sempre voglia di sperimentare cose nuove, di progettare robot nuovi, di testare strumentazioni nuove.

Valerio: Qual è il progetto più difficile che hai creato, il robot più complesso che hai costruito?

Valeria: Non c’è, per me all’inizio era complessissimo il mio primo robot che ho costruito, anche se adesso lo guardo ed è una cosa semplicissima che faccio fare anche ai bambini più piccoli.

Valerio: Ti faccio la domanda in un altro modo, qual è quello più avanzato che hai creato, nelle funzionalità?

Valeria: Direi che quello che ho fatto all’M.I.T. di Boston è stato sicuramente il più complesso, perché oltre ad avere un buon un assemblaggio hardware, ha anche una parte di software molto complessa, la quale si appoggia online su dei software sul computer.

Valerio: Ok, quindi è quello più complicato. Senti, una volta fatta la maturità che cosa farai, ti iscriverai all’università o ti dedicherai a tempo pieno all’impresa?

Valeria: Io già l’anno scorso ho passato i test di ammissione al Politecnico di Milano in ingegneria informatica, e andrò quindi a fare ingegneria informatica, però in contemporanea anche all’azienda.

Valerio: Ah ok, quindi prosegui gli studi e porti avanti l’impresa. Ok, questo è il tuo sito web…

Valeria: Sì.

Valerio:
ValeriaCagnina.tech, troviamo tutto qui, tutto quello di cui abbiamo bisogno se vogliamo contattarti, se qualcuno vuole avere più informazioni su te e la tua impresa?

Valeria: Sì, certo, potete trovare tutto direttamente lì, sui social, o se volete farvi un’idea di quello che facciamo potete andare sul blog.

Valerio: Ok. Bene, Valeria, ti ringrazio, grazie tantissimo per essere stata con noi. È stata una bellissima intervista, abbiamo scoperto che ci sono dei fantastici “piccoli” geni qua in Italia (dico “piccoli” perché io sono molto più vecchio di te). Complimenti per i tuoi risultati, grazie ancora e in bocca al lupo per la maturità e per tutto quello che segue.

Valeria: Grazie a te, ciao!

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