Cos'è il bounce rate? 3 motivi per cui lo devi conoscere

bounce rate

Il bounce rate è una delle metriche più importanti utilizzate per capire il rendimento del tuo sito web: ecco di cosa si tratta e come conoscerlo.

Tutti vogliamo un po’ di attenzione.

E questo è esattamente ciò che il bounce rate ti dice: quanta attenzione il tuo sito web riceve da parte dei tuoi visitatori.

Già, perché dopo aver creato il tuo spazio online, devi capire se e in che modo le persone vi interagiscono: quanto spesso lo visitano, quanto tempo ci trascorrono e quanto velocemente se ne vanno.

Quest’ultima informazione è detta frequenza di rimbalzo (bounce rate, per l’appunto): se è piuttosto alta, vuol dire che probabilmente il contenuto o il design del tuo sito non sono abbastanza coinvolgenti o pertinenti per i visitatori.

Si tratta quindi di una metrica di analisi web che misura il comportamento degli utenti: solo analizzandola potrai capire l’efficacia del sito ed eventualmente intervenire per migliorarla.

In questo articolo ti spiegherò cos’è esattamente il bounce rate, come si calcola e perché è importante che tu lo conosca.

Cos’è il bounce rate?

Il bounce rate è una metrica di marketing utilizzata per analizzare il traffico del tuo sito.

La sua definizione è relativamente facile da capire rispetto ad altri concetti di analisi web; tuttavia, ciò non vuol dire che i dati siano in qualche modo superficiali o poco importanti, poiché sono molti gli spunti che una sua corretta interpretazione ti può fornire.

Vediamo di capire meglio.

Come ti dicevo poco sopra, il bounce rate fornisce informazioni sul comportamento dei visitatori di una pagina Web e su quanto bene quest’ultimo li coinvolge: funziona quindi come una misura per l’engagement complessivo del sito.

“Rimbalzare” significa semplicemente uscire prima di interagire in qualche modo con la pagina, ad esempio lasciando un commento, facendo clic su una call to action, scorrendo o visitandone un’altra.

È una sessione di visita che inizia e termina nella primissima pagina su cui l’utente clicca, entrando e uscendo senza fare nient’altro.

Per capirci meglio, ad esempio, può accadere una cosa simile: un utente inserisce una query di ricerca su Google e accede al tuo sito; dopo aver letto e curiosato qua e là, l’utente esce dalla pagina senza esplorare altri contenuti.

Ecco, questo particolare scenario ha provocato un rimbalzo; il bounce rate, di conseguenza, è la percentuale in cui ciò accade, misurando la quantità di visitatori che arrivano sul sito ma poi lo lasciano (cioè rimbalzano) senza visualizzare altre pagine o fare clic su alcun collegamento all’interno dello stesso.

Pertanto, una frequenza di rimbalzo riflette il numero medio di visite a una singola pagina rispetto al numero totale di visite all’intero sito web.

Sebbene alcuni rimbalzi siano inevitabili, un bounce rate elevato significherà che un’enorme percentuale di visitatori del tuo sito web non proseguirà attraverso il funnel di vendita e può indicare che i tuoi contenuti sono insoddisfacenti o scarsamente ottimizzati.

Come si calcola il bounce rate

Il bounce rate è quindi una metrica espressa in percentuale, che indica la quantità di visitatori che escono dal tuo sito senza interagirvi rispetto al totale delle visite.

Per calcolarla, devi considerare due fattori: 1) il numero di visitatori che abbandona dopo aver visitato solo la pagina di destinazione (la pagina che li ha portati al sito web); 2) il numero totale di visitatori del sito nello stesso periodo di tempo.

Dividi questi due valori, moltiplichi per cento ed ecco il tuo bounce rate.

La formula è quindi la seguente:

Bounce rate = (visite a una singola pagina / visite in ingresso) x 100

Ad esempio, se la home page del tuo sito Web riceve 1.000 visitatori nel corso di un mese e 500 di questi visitatori lo abbandonano dopo aver visualizzato senza agire oltre, la frequenza di rimbalzo sarebbe del 50%.

In generale, minore è il bounce rate, maggiore sarà il tempo in cui gli utenti trascorrono sul tuo sito web.

bounce rate

Bounce rate vs exit rate: qual è la differenza?

Forse ti è capitato di imbatterti in quest’altra metrica, l’exit rate (tradotto “tasso di uscita”) e quindi ora ti stai chiedendo se e in che modo è diverso dal bounce rate.

Te lo spiego subito.

Entrambe queste metriche sono usate per monitorare il coinvolgimento di un sito web, ma ci sono alcune sottili differenze tra le due.

Il bounce rate misura il numero di utenti che entrano in un sito web ed escono senza visitare nessun’altra pagina rispetto a quella su cui sono capitati – indicando quindi le visite “una tantum”.

L’exit rate è la percentuale di persone che lasciano una determinata pagina dopo aver visitato un numero qualsiasi di pagine di un sito web. Misura quindi il numero di utenti che escono da un sito web da una pagina specifica, ma non dice nulla sul fatto che quella fosse l’unica pagina visitata dall’utente o meno.

Le frequenze di rimbalzo si basano solo sulle sessioni che iniziano e terminano con una pagina, mentre i tassi di uscita calcolano l’ultima pagina visitata nel percorso dell’utente, indipendentemente dal numero di pagine che un utente ha visitato durante una sessione.

Pertanto, tutti i rimbalzi sono uscite, ma non tutte le uscite sono rimbalzi.

Ad esempio, supponiamo che un visitatore arrivi a un articolo sul tuo blog; fa poi clic su un link interno e arriva a un altro articolo. Dopo aver letto quest’ultimo, chiude il browser.

Ecco, questo non è un rimbalzo, ma è comunque un uscita dal sito: inciderebbe quindi solo sull’exit rate e non sul bounce rate.

Ancora: se circa 100 persone accedono al sito Web tramite la home page per un dato periodo di tempo, ma circa 40 escono senza interagire ulteriormente, la frequenza di rimbalzo è del 40%.

Ma se, durante lo stesso periodo di tempo, 400 persone arrivano sulla homepage attraverso un altro sito web o una pagina diversa dello stesso sito web, e circa 100 persone finiscono per uscire dalla homepage, il tasso di uscita è del 25%.

Un tasso di uscita elevato non è necessariamente motivo di allarme o preoccupazione: indica solo che una certa pagina è stata l’ultima di una catena di visite.

Ad esempio, per una pagina di ringraziamento, visualizzata da parte di un cliente dopo un acquisto, è normale avere un tasso di uscita elevato.

Qual è un “buon” bounce rate?

Più è alto il bounce rate del tuo sito o di una tua pagina web, minore è la sua efficacia nel tenere “incollati” i visitatori e stimolarli all’azione.

Forse però ti starai chiedendo se esiste un intervallo o dei valori percentuali di riferimento che ti possono dire quanto positiva o negativa sia la tua situazione.

Sfortunatamente, ti dico subito che no, non esiste.

È un parametro molto difficile da generalizzare, soprattutto considerando i miliardi di pagine che esistono su Internet.

La definizione di una frequenza di rimbalzo “buona” è infatti soggettiva in base al tipo di sito, al settore, al tipo di pubblico e alla fonte del traffico.

Una frequenza di rimbalzo elevata su una determinata pagina non è necessariamente una cosa negativa. Se l’obiettivo del sito web è portare traffico verso singole pagine e non indirizzare lo stesso traffico attraverso un funnel di vendita, un’elevata frequenza di rimbalzo non è motivo di preoccupazione.

Ad esempio, se hai un articolo informativo che risponde a una domanda specifica e la fonte principale di traffico verso la pagina proviene dalla ricerca organica, la frequenza di rimbalzo della pagina potrebbe raggiungere il 90%.

Ciò non significa che la pagina abbia necessariamente una “cattiva frequenza di rimbalzo”: potrebbe semplicemente significare che l’utente ha trovato esattamente quello che stava cercando e non ha più avuto bisogno di visualizzarne altre pagine.

Ma se la pagina vuole essere un gateway per deviare il traffico organico verso il resto del sito, allora devi provare a ridurre il bounce rate.

Al contrario, una pagina con un basso bounce rate potrebbe non essere necessariamente “buona” se offre un’esperienza utente scadente.

Perché il bounce rate è importante?

Il bounce rate è un indicatore cruciale del successo generale del tuo sito web: indica se attira e mantiene efficacemente l’attenzione dei visitatori giusti, ovvero che sono dei clienti potenziali.

Dato che indica quanti utenti non hanno interagito con il tuo sito, è una buona misura per valutare la qualità delle tue pagine digitali.

In particolare, possiamo dire che il bounce rate è particolarmente importante per tre ragioni principali:

#1 Condiziona il tasso di conversione

Chi se ne va troppo presto dal tuo sito, non ha avuto modo di compiere alcuna azione, che sia scaricare il tuo lead magnet o acquistare i tuoi prodotti: intervenendo sul bounce rate per diminuirlo e migliorando le prestazioni delle pagine web, hai maggiori opportunità di conversione dei tuoi utenti.

Se i visitatori rimbalzano, il tuo sito riceve meno attenzione e il tuo sito web aziendale effettua meno vendite. Poiché il bounce rate indica il tasso di visitatori che non hanno fatto clic su nessun altro pulsante dopo aver raggiunto il tuo sito, significa anche la mancanza di visitatori che accedono ai tuoi servizi e completano le transazioni.

#2 Influisce sul ranking

Il bounce rate può essere usato come fattore di ranking di Google: la percentuale con cui i tuoi utenti abbandonano velocemente il tuo sito è strettamente correlata al suo posizionamento nei risultati del motore di ricerca.

Una frequenza di rimbalzo elevata può infatti indicare a Google che il tuo sito non fornisce la risposta corretta agli utenti che effettuano ricerche. In tal caso, potrebbe non classificare più il tuo sito web così in alto nei risultati di ricerca.

Ciò può portare a un minor numero di persone che trovano il tuo sito e, in definitiva, a una minore visibilità e a un minor numero di clienti potenziali che faranno affari con te.

#3 Ti permette di ottimizzare il marketing e la comunicazione

Il bounce rate ti consente di sapere se il tuo sito (o delle sue pagine specifiche) sia o meno ottimizzato per quanto riguarda vari aspetti di progettazione, tra cui grafica, contenuti, esperienza utente, layout o copywriting.

Non solo: la frequenza di rimbalzo può anche dirti molto sul targeting e sulla pubblicità.

I visitatori potrebbero abbandonare rapidamente il tuo sito se si accorgono che offri loro qualcosa di diverso da quanto promesso (o da quanto tu hai fatto credere loro di doversi aspettare). Ciò potrebbe accadere se rappresenti in modo errato il tuo prodotto, ti rivolgi a un pubblico impreciso o non capisci come sfruttare nel modo corretto la ricerca per parole chiave.

Conclusione

Il bounce rate è un modo per misurare il grado di coinvolgimento degli utenti.

In fondo, tu vuoi che i tuoi visitatori arrivino sul tuo sito e poi facciano qualcosa, giusto?

Che sia raccogliere quante più informazioni possibili, iscriversi alla tua newsletter, scaricare il tuo eBook gratuito o (nella migliore delle ipotesi) acquistare il tuo prodotto o richiedere la tua consulenza, ciò che conta è stimolarli a fare un piccolo passo all’interno del percorso verso lo status di clienti paganti.

E il bounce rate è un’ottima metrica su cui lavorare per raggiungere tale scopo.

E tu, lo stai monitorando?

Fammelo sapere nei commenti!

About the author
Valerio Fioretti

Valerio Fioretti

Valerio Fioretti è lo specialista del web marketing per le piccole e medie imprese. Autore bestseller, speaker, consulente, formatore e marketing coach.

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